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Piemonte --- Torino
domenica 10 settembre 2017
Incontri Ciclo Mario Surbone Fabrizio Parachini Domenica 10 Settembre 2017, ore 17 “La neuroestetica può aiutarci a comprendere meglio l’arte ? “
Fabrizio Parachini Domenica 10 Settembre 2017, ore 17 “La neuroestetica può aiutarci a comprendere meglio l’arte ? “ Le conoscenze scientifiche mediche si coniugano con quelle artistiche per indagare gli aspetti della visualità alla luce della fenomenologia e delle Neuroscienze attuali. CV sintetico Fabrizio Parachini nasce a Novara e si laurea in Medicina e Chirurgia a Torino. Nel 1996, lasciata la professione medica, si dedica all’attività di operatore artistico (pittore, teorico e didatta ), collocandosi nell’ambito non oggettivo di radice neo-costruttiva e minimalista. Nel 2002 pubblica e presenta al Centro San Fedele di Milano il primo libro “ Intorno al quadrato “ ( prefazione di Edoardo Landi, postfazione di Alberto Veca ). Nello stesso anno intraprende l’attivita’ di curatore: e’ stato consulente artistico per la Fondazione Achille Marazza di Borgomanero e per la Galleria del Collegio Cairoli dell’Università di Pavia. Ha curato personali, tra le altre, di Kengiro Azuma, Enrico Della Torre , Jorge Eielson, Sandro De Alexandris, Carol Rama, Rodolfo Aricò, Antonio Calderara, Mario Surbone, Marcelo Morandini e varie collettive tematiche ( nel 2005 cura la mostra “ Il filo dell’immagine “ focalizzando e teorizzando l’idea conduttrice poi sviluppata nella grande mostra al PalaFuksas di Torino dell’estate 2007, “Sguardo consapevole“). Dal 2005 E’ docente di “ Teoria della percezione visiva “, “ Cromatologia” e “ Metodologia e analisi visiva “ presso l’Accademia Europea dei Media di Novara. Nel 2013 e 2015 e’ stato relatore alle “ Settimane del Cervello “ (celebrazione internazionale ) con interventi sul tema dei rapporti tra arte e cervello. Tali studi determinano anche la sua ricerca espressiva di artista che esplora lo spazio come entità visiva che il “ vedente” costruisce nella propria mente cogliendo le relazioni possibili tra “ opera “ e “ luogo” ( non lo spazio usato per fa” fare “ l’opera ma un idea di spazio prodotta dall’opera ).
Fabrizio Parachini
Domenica 10 Settembre 2017, ore 17
“La neuroestetica può aiutarci a comprendere meglio l’arte ? “
Le conoscenze scientifiche mediche si coniugano con quelle artistiche per indagare gli aspetti della visualità alla luce della fenomenologia e delle Neuroscienze attuali.
CV sintetico
Fabrizio Parachini nasce a Novara e si laurea in Medicina e Chirurgia a Torino. Nel 1996, lasciata la professione medica, si dedica all’attività di operatore artistico (pittore, teorico e didatta ), collocandosi nell’ambito non oggettivo di radice neo-costruttiva e minimalista. Nel 2002 pubblica e presenta al Centro San Fedele di Milano il primo libro “ Intorno al quadrato “ ( prefazione di Edoardo Landi, postfazione di Alberto Veca ). Nello stesso anno intraprende l’attivita’ di curatore: e’ stato consulente artistico per la Fondazione Achille Marazza di Borgomanero e per la Galleria del Collegio Cairoli dell’Università di Pavia. Ha curato personali, tra le altre, di Kengiro Azuma, Enrico Della Torre , Jorge Eielson, Sandro De Alexandris, Carol Rama, Rodolfo Aricò, Antonio Calderara, Mario Surbone, Marcelo Morandini e varie collettive tematiche ( nel 2005 cura la mostra “ Il filo dell’immagine “ focalizzando e teorizzando l’idea conduttrice poi sviluppata nella grande mostra al PalaFuksas di Torino dell’estate 2007, “Sguardo consapevole“). Dal 2005
E’ docente di “ Teoria della percezione visiva “, “ Cromatologia” e “ Metodologia e analisi visiva “ presso l’Accademia Europea dei Media di Novara. Nel 2013 e 2015 e’ stato relatore alle “ Settimane del Cervello “ (celebrazione internazionale ) con interventi sul tema dei rapporti tra arte e cervello. Tali studi determinano anche la sua ricerca espressiva di artista che esplora lo spazio come entità visiva che il “ vedente” costruisce nella propria mente cogliendo le relazioni possibili tra “ opera “ e “ luogo” ( non lo spazio usato per fa” fare “ l’opera ma un idea di spazio prodotta dall’opera ).